Le UVE dei nostri grandi vini

Posso tentare di descrivere nell’essenziale i Vitigni che tessono il territorio di Cabanon distinguendo il gruppo dei vitigni più tradizionali da quello dei vitigni più innovativi e non autoctoni; vi è , poi, un piccolo gruppo di vitigni  molto radicati da tempi antichi , sulle nostre colline, che però risultano essere anche un pò “dimenticati” e che non vengono più impiantati in estensione.


I vitigni più tradizionali (per il nostro Oltrepò) presenti in azienda sono, per le uve a bacca rossa, la Croatina (base per Bonarda OP), l’Uva-Rara, la Barbera, il Pinot Nero (per me, assolutamente solo “in nero”), e per le uve a bacca bianca, il Pinot Grigio e il Riesling ( per me, assolutamente, Riesling Renano, che è veramente il “vero”, autentico Riesling).


Fra i vitigni non autoctoni presenti a Cabanon, per le uve a bacca rossa, abbiamo il Cabernet(sia Sauvignon che Franc), il Syrha, ed il Merlot, e per le uve a bacca bianca, il Sauvignon Blanc e Chardonnay. Per i Vini da desserts abbiamo impiantato il Moscato rosa e il Mouscat d’Alessandrie, il Semillon e il Mouscadelle.


Per quanto riguarda il gruppo dei vitigni più antichi delle nostre colline, abbiamo in azienda la delicata Uva della Cascina, la Vespolina, il Dolcetto (vitigno, un tempo, con un’ottima presenza in Valle Staffora) e la Freisa. 


Io, personalmente, amo molto i vitigni aromatici e, comunque,  tutti  quelli che nei vini conferiscono uno spiccato e fine bouquet; il profumo è il primo impatto in un bicchier di vino ed è quello che dà un ampio contributo a costituirne il carattere e la personalità. I profumi sono anche gli elementi più difficili da perseguire e conservare nei vini;  essendo “volatili” ed “eterei” sono facilmente intaccati dalle eccessive lavorazioni in cantina e dalle alte temperature e sono “a rischio”, perfino, all’interno della bacca dell’uva.

 

LA CROATINA è fra i vitigni a bacca rossa che più spiccano per la caratteristica del fruttato e della morbidezza, ma con una tannicità ben viva e di sapore; è anche un vitigno robusto e di grado , oggi, mal rappresentato da quell’orda barbarica di  bonarde scialbe e tisiche da autoclave. I profumi più caratteristici sono quelli che ricordano la ciliegia e l’amarena con sfumature di mandorla.


L’UVA-RARA è un morbidissimo vitigno, con poca acidità e poca tannicità, che ingentilisce molti uvaggi e si sposa mirabilmente bene con la Croatina , ammortizzandone la tannicità (nel disciplinare DOC è ammessa nella misura del 15% in tagli con la Croatina per la produzione del Bonarda)con un aroma sempre fruttato ma non invadente.


LA BARBERA della nostra collina è un vitigno di potenza e di corpo i di gran freschezza , dovuta alla sua saporitissima acidità. È di lunga maturazione e si fa aspettare molto più di un risotto!Il suo vino è da lungo invecchiamento, generoso e di struttura con un’acidità portante molto di carattere che lo contraddistingue. Ha sempre profumi puliti e freschi che ricordano la prugna e la marasca.E’ senz’altro il lascito più significativo dell’Antico Piemonte, di cui , in tempi più remoti, il nostro territorio faceva parte.


IL PINOT NERO è per me un vitigno arduo da raccontare e , soprattutto, da vinificare. Specificando che si parla di Pinot Nero destinato alla vinificazione in rosso, posso senz’altro dire che la caratteristica predominante di questo vitigno è la finezza. Il vino Pinot Nero non può eccellere in pastosità e struttura ed ha pochissima acidità ; è preferibile coltivarlo su terreni scheletrici e senza elevate temperature (che possono cuocere la bacca ed asciugarla eccessivamente)e sempre castigandone la produttività per consentirgli di raggiungere, comunque, un elevato tenore zuccherino.

Nel vino considero “ideale” raggiungere l’equilibrio fra la struttura, la pulizia e l’intensità degli aromi floreali, il gusto (facilmente scarso nei Pinot Nero)e la sua sottile vena di tannicità.

Ritengo anche che ,rispetto ad altri vitigni, il Pinot Nero necessiti di più attenzione nella coltivazione in campo, perché credo che la finezza del bouquet dipenda soprattutto dalle caratteristiche del terreno e dai suoi costituenti.


IL GRANDE CABERNET lo vedo come un vitigno di gran valore e di classe  e molto versatile; sulle nostre colline ha dato risultati , a volte, molto più apprezzabili di altri vitigni considerati più tradizionali. E’ generoso nel corpo, con tannini molto dolci e mai aggressivi e con aromi finemente tostati. E’ sempre proteso verso l’equilibrio . Nei nostri vigneti raggiunge la giusta acidità senza perdersi nel piattume. Il Franc, più tardivo, non ha mai il sentore erbaceo marcato (da molti Bordolesi considerato un difetto), più caratteristico dei climi nordici.

Io il Cabernet lo vedo come un nobile guerriero,austero e leale e che non tradisce mai.


IL MERLOT è un altro nobilissimo vitigno dalle straordinarie prestazioni, che sulle nostre colline, anche se sporadicamente, è presente da molti anni. Pur avendo , per natura,meno personalità del Cabernet, ha moltissima finezza e morbidezza e molta struttura.Raggiunge sempre notevoli gradi zuccherini con bassa acidità e supporta mirabilmente il taglio con vitigni a lui armonici. E’

di grande e indiscusso valore.


IL SYRHA è un altro vitigno di potenza e nobiltà ma non è versatile e non ovunque coltivabile; lo classifico fra i vitigni “difficili” e, pur differendo molto dal Pinot Nero, trovo che abbia con esso qualche similitudine.

Per la nostra azienda i vigneti del SYRHA e del Pinot Nero (che sussistono uno a fianco all’altro) rappresentano l’appezzamento, più esteso, staccato dal corpo aziendale e costituito da un terreno totalmente ciottoloso. Il Syrha ha bisogno del suolo sassoso e magro; il sasso produce per lui il calore di cui abbisogna (è pur sempre un vitigno tipico dei climi più caldi e asciutti). Non tutti gli anni è costante , così come il Pinot Nero. Come il Pinot Nero, ha bassa acidità e molto tannino ma è indubbiamente vero che a livello di potenza , struttura e intensità di colore (a volte, raggiunge il viola!) non teme paragoni, nelle buone annate, e , un Pinot Nero, se lo mangia in insalata! Dà Vini che non temono il lungo invecchiamento ed, anzi, ne abbisognano. Nell’uva e nel mosto si sente uno spiccato aroma di mirtillo.


IL DOLCETTO rappresenta per le nostre colline un altro lascito del “Vecchio Piemonte”; da molti, molti anni sbuca qua e là nei vecchi vigneti. Ha caratteristiche in comune con Syrha e Pinot Nero per la bassa acidità, la vena tannica di supporto e il bouquet , a volte, traviato da quei sentori un po’

“foxy”, tipici a questi tre vitigni. Lo ritengo un vitigno difficilissimo e scostante, molto più dei due precedenti, che pur io amo molto perché trovo che sappia dare gusti e “sensazioni” veramente unici. Io non lo vinifico in purezza, ma in uvaggio con l’Uva della cascina .


L’UVA DELLA CASCINA è un vecchio vitigno locale, ormai dimenticato; i grandi vivaisti neppure l’anno in catalogo. E’ un uva splendida, di precoce maturazione, con un acino tondo, croccante e fragrante e dolcissimo. E’ un’uva finissima da dosare in piccole quantità per migliorare la finezza di alcuni vitigni. Ha poca acidità e poco tannino ed anche se raggiunge notevole gradazione, non è forse ideale da vinificare in purezza. Però l’uva è bella da far piangere, con gli acini, tondi e compatti ,finemente cosparsi di un delicato manto di pruina.

Per le uve bianche, IL PINOT GRIGIO, è un  nobilissimo e potente vitigno dai profumi lievemente floreali e fruttati e di gran corpo e morbidezza. Il vino è caldo e suadente con spiccato sentore di pera e di miele. In campo è un vitigno costante, che raggiunge alte gradazioni, molto più facilmente di un Pinot Nero e con meno problematiche. E’ un grande classico molto in sintonia con i nostri terreni e tipico per l’Oltrepò.


LO CHARDONNAY lo trovo un vitigno di gran finezza e completezza, con un patrimonio olfattivo notevole e costante.E’ un semi-aromatico che dà ottimi risultati anche con macerazioni a freddo e trovo che rimanga la miglior base per i migliori champenoise. Non è da considerarsi, per noi, un autoctono ma si comporta come tale e dà buonissimi risultati.


IL RIESLING RENANO è un nobilissimo vitigno bianco, non versatile, ma che trova una ideale ambientazione nei nostri terreni e altitudini; di tutti i bianchi, è il più tardivo dotato sempre di una costante vena di fresca acidità. Riesce a coltivarlo solo chi sceglie le basse rese per ettaro, perché è un vitigno tardivo che teme il marciume e, quindi, più delicato. E’ un vero aromatico con sentori di rosa e mela verde, e non teme affatto l’invecchiamento.

Lo ritengo di indiscutibile valore.


IL SAUVIGNON BLANC è fra i miei preferiti e trovo che sia un tipo di uva che (al pari di un Rieslig Renano, ad esempio), rispetto ad altri vitigni,  abbia più ricchezza e complessità, proprio nella sua costituzione; anch’esso è un semi-aromatico, splendido con le macerazioni a freddo. Al pari di un Cabernet, sui nostri terreni, non acquisisce certe note fortemente speziate e vegetali, più tipiche dei Sauvignon del Nord.

In gioventù possiede un delicato soffondo di rosa matura e con l’affinamento sfocia nel fumè (un po’ come i Sauvignon della Loira, senza voler fare accostamenti audaci). Anche lui non è autoctono ed è poco coltivato in Oltrepò, ma non possiede nessun problema di adattamento. Preciso, però, che non tutto l’Oltrepò è vocato per le uve bianche, proprio per i problemi su-esposti, e quando parlo di nostro territorio mi riferisco al fazzoletto di terra di Cabanon.