elena mercandelli - le signore del vino

Da più di dieci anni Franco Cologni, presidente della Fondazione, (già Presidente di Cartier International e amministratore della Compagnie Financière Rchemont) dei mestieri d’arte di Milano, si occupa di studiare, proteggere e promuovere i mestieri d’arte in Italia attraverso iniziative editoriali (la collona Arti e Mestieri pubblicata da il Saggiatore). Scientifiche (un centro ricerca in collaborazione con l’Università Cattolica), culturale e divulgative (premi di laura, convegni ed esposizioni).

Da qui l’idea di pubblicare, nel 2006, un libro Il vignaiolo mestiere d’arte, scritto da Paolo Massobrio, giornalista e critico enogastronomico, e Andrea Sinigaglia, docente di storia e cultura della cucina italiana presso l’Alma (scuola di cucina italiana con sede a Colorno, in provincia di Parma). Accanto a questa iniziativa editoriale, la Fondazione ha affidato a Elena Mercandelli della Fattoria Cabanon di Godiasco (Pv) la produzione di un vino rosso: il Corvitis.

Pur manifestando le sue proprietà organolettiche sin da subito, il Corvitis acquista maggiore carattere dopo qualche anno, come tutti i rossi pregiati. Per vie delle sue prerogative, la riserva 2004 ha ricevuto, lo scorso anno, l’ambito riconoscimento Top Hundred 2006 che premia i migliori vini d’Italia. Ma ciò che fa del Corvitis un vino davvero speciale è la sua creatrice, Elena Mercandelli. Una delle pochissime “signore del vino” a essere anche viticoltrice ed esperta enologa, Elena è un’autentica figlia della vigna. Non solo perché ha ereditato il talento dalla sua famiglia, vignaioli da generazioni, e ha imparato il mestiere sul terreno, oltre che sui libri. Ma soprattutto perché la sua azienda preferisce mandarla avanti vendemmiando, pigiando, travasando, analizzando, degustando e imbottigliando piuttosto che davanti a un computer. Del marketing infatti si occupa attivamente il marito Giovanni. I suoi vini vincono premi, risultato su cui incidono non di poco le innovative tecniche di agricoltura biologica utilizzate e che sono il fiore all’occhiello della Cabanon.

Conoscerla e farsi conquistare dalla sua dolcezza e semplicità, dall’incredibile passione che mette nel suo lavoro, dalla sua competenza, dal rispetto che nutre per la terra, è tutt’uno. E tra lei e la Fondazione è stato un amore a prima vista. Tanto che quest’anno si è deciso di rinnovare la felice collaborazione con il Corvitis Riserva 2005. “Solo poche migliaia di bottiglie perché gli ettari vitati prescelti non possono dare di più”, dichiara Cologni sottolineando la preziosità di questo vino...

 

Il vignaiolo di paolo massobrio e andrea sinigaglia - 2006

La porta della cantina in inglese si chiama cellar door ma in molti casi, in Italia, aprendo la porta varcando quella soglia, ci si ritrova piuttosto in una casa che non in una azienda. E’ il caso di tanti vignaioli italiani che sono cresciuti insieme alle vigne e alle mura della loro cantine, che hanno respirato fin da piccoli l’odore del mosto e magari giocando tra i filari a imitare i grandi hanno imparato a fare il mestiere. C’è molta gente tra i vignaioli che ha ereditato, o meglio, si è trovata naturalmente a continuare una tradizione di famiglia, si è ritrovata a far andare avanti la storia perché non c’è ragione sufficiente per interrompere la tradizione in cui si è nati e cresciuti se non la propria arbitraria decisione che spesso è violenza. Non penso certo di aver descritto e neppure introdotto in queste poche righe Elena. Bisognerebbe incontrarla, fare un giro tra i vigneti accompagnati da suo marito Giovanni, occorre proprio scoprirli queste persone silenziose che tessano durante il giorno il loro arazzo di ordine e maestria in un rapporto con la terra che non lascia spazio a voli pindarici o pensieri deboli ma che ogni giorno si ripropone severo e didattico. Le colline pavesi dove è situata la Fattoria Cabanon, sono sassose e austere, la casa-cantina è in cima al pendio ricoperto di file precise e curate di vigne, 30 ettari, né pochi né tanti conosciuti spanna per spanna da Elena e Giovanni e lo staff, una parola che suona molto fredda visto che il rapporto con gli operai è quello di una amicizia tesa al miglioramento continuo del lavoro. Elena è pacata e gentile al punto tale che mai si penserebbe quale potenza operativa celi il suo sorriso timido. E’ lei a occuparsi in prima persona delle vigne scendendo tra i filari con gli operai e dettando il passo e il ritmo sia che si piantino nuove barbatelle sia che si diradi o vendemmi, è lei l’enologa e assiste in prima persona alla pigiatura, dirige le operazioni in fase di vinificazione, sceglie e dosa l’uso del legno” e ancora, come a non bastare, è tutta sua la passione per la distillazione, una vera e propria arte che la rende una produttrice di successo di distillati di vinaccia, d’uva e di frutta.

Elena è il vignaiolo tradizionale italiano ed europeo in genere. Un contesto famigliare che decide di radicare la propria storia e quella del vino che produrrà, il nome della propria famiglia e del termine “capannone” scritto in dialetto lombardo è sulle bottiglie che saranno sparse per il mondo e diventeranno messaggi lanciati da quella piccola sconosciuta fattoria fino a raggiungere tavole internazionali dal Giappone agli Stati Uniti. Una cosa veramente unica di questa cantina che abbiamo preso ad esempio di molte altre in questo affresco che va completandosi, è la presenza di una cappella di famigli tra i vigneti. In quel luogo sacro si sono sposati e battezzati coniugi e bambini che non potevano che condividere con la loro terra i momenti più belli e importanti; lì pochi a passi. Il luogo di sepoltura e pace per i componenti famigliari, circondato frutteti che prestano a far ombra come ultimo servizio, come a raccontare in un flash insolito ed inatteso, che la vite chiede la vita del vignaiolo, è compagna fedele ma esigente. Elena è una regina condottiera in queste colline di confine tra Piemonte e Lombardia nella sua proprietà si coltiva con sistema biologico. L’attenzione e la cura è dedicata tutti i particolari, il suo gusto di donna lo si percepisce nella pulizia e nella semplice e raffinata fattura degli ambienti. E’ facile nel mondo del vino d’oggi trovare donne ma spesso esse sono manager o comunicatrici, nel nostro caso siamo di fronte ad una presenza femminile fortemente determinata e competente che dopo una istruzione in Trentino e in Francia è tornata nelle sue terre per fare qualcosa di piccolo ed esclusivo, per fare qualità e per raccontare se stessa attraverso i suoi vini. Quello che il suo nome per esempio è un Moscato d’Amburgo vinificato con metodo Champenoise senza sboccatura, quello invece che lei affettuosamente chiama Principe, è il Piccolo Principe: Barbera riserva. Una interpretazione autentica delle sue terre che è un inno ai vitigni autoctoni. In casa intanto tra attestati di merito per la qualità del vino, etichette e bottiglie c’è uno scafale di dvd con cartoni animati, sono del giovane Gregorio, tre anni e mezzo che nel frattempo cresce tra i mosti e i clienti turisti per i quali, da bravo padrone di casa e per imitare i grandi, si improvvisa venditore di vino. Chissà se quando arriverà il suo turno avrà il coraggio di lasciare tutto questo.

Spirito divino (ott/nov.) 2006 - iniziative divine - riconoscimento a cuore

Dalle uve coltivate con metodo
Biologico, nasce un vino speciale che rende omaggio all’arte del vignailo: il Corvitis.
Vigneti sul miglior versante della bassa Valle Staffora
Dal cuore di un antico vigneto dell’estremità occidentale dell’Oltrepò Pavese prende via Corvitis, Rosso Doc Riserva 2004. Colore rosso rubino con riflessi granati e profumo avvolgente, in cui si fondono con grande equilibrio e morbidezza, delicate e intense note fruttate, Corvitis, frutto della sapiente unione di uva rara, croatina, barbera, vespolina, non è solo un vino dal gusto pieno, corposo e vellutato, ma è una creatura tutta speciale, che diventerà un grande nettare in futuro. Prodotto da uve rigorosamente coltivate con metodo biologico e ricco di prezioso tannino, protegge il cuore e contribuisce a mantenerlo giovane. E fa piacere pensare che tale dote in qualche modo si debba anche al fatto che in Corvitis batte un cuore, quello di Elena Mercandelli, che guida la Fattoria Cabanon di Godiasco (Pv) restando fedele a una filosofia aziendale, in cui il rispetto per l’ambiente si coniuga con la ricerca di un lavoro e di una vita, i più sani possibili.Tutto ha inizio nel 1909, quando il nonno di Elena Mercandelli, oggi al timone dell’azienda (segue personalmente i lavori in vigna e si occupa della cantina e delle operazioni tecniche, dalla pigiatura ai travasi, dalle analisi chimiche alla degustazione fino all’imbottigliamento del vino), per servire un vino genuino nella propria osteria di Godiasco, paesino sulle colline dell’Oltrepò Pavese, acquista un piccolo vigneto sul miglior versante della bassa Valle Staffora. Su quei terreni calcareo-argillosi, molto ventilati e con un microclima ideale per la coltura della vite, Giovanni Mercandelli crea poi l’azienda Cabanon e l’accresce lavorando con grande passione e dedizione, impiantandola totalmente a vigneto con criteri moderni e introducendo vitigni innovativi.
Rinunciando all’uso di fitofarmaci, diserbanti sistemici o antibotriti, Mercandelli sceglie una filosofia che salvaguarda la salute dell’uomo e l’equilibrio dell’ambiente di vita e di lavoro. Un credo, questo, che, insieme ai metodi e al sapere di un mestiere antico, trasferisce nella figlia Elena, incoraggiandola ad ampliarli e arricchirli attraverso corsi di formazione, viaggi all’estero e ovviamente tanto lavoro. Nel segno dell’equilibrio fra tradizione e moderne concezioni enologiche, sono messe a punto tecniche di vinificazione nuove, mirando sempre alla miglior qualità e alla genuinità del prodotto. Così, da un mix di tradizione, innovazione, passione, tecnica e duro e paziente lavoro, nasce il Corvitis, il vino del cuore, che fa bene al cuore, nuovo frutto dell’azienda Cabanon e di Elena Mercandelli, che nel tempo ha saputo mantenere e coltivare l’eredità di un antico mestiere d’arte come quello del vignaiolo. E non poteva non accorgersi di ciò la Fondazione Cologni dei Mestieri d’arte, istituzione privata non profit, fondata da Franco Cologni, che ne è il presidente (già Presidente di Cartier International e amministratore della Compagnie Financière Rchemont), con lo scopo di promuovere, sostenere e realizzare iniziative culturali, scientifiche, formative e divulgative per la salvaguardia e il rilancio dei mestieri d’arte, in quanto attività che rappresentano una eccezionale e complessa realtà, umana, sociale, culturale ed economica, ricca di potenzialità per il futuro. La fondazione si occupa dunque di mestieri d’arte, ma con lo sguardo proteso più al futuro che al passato: le sue iniziative si rivolgono soprattutto ai giovani. Se da un lato si tratta infatti di formare nuove generazioni di artigiani, salvando alcuni mestieri d’arte tradizionali in via d’estinzione, dall’altro si cerca di incoraggiare i giovani a puntare su alcune professionalità artistiche contemporanee, come per esempio il fotografo, il copywriter, il designer, che offrono impensate opportunità di occupazione.

quintomiglio

Oltrepo Pavese: Fattoria Cabanon

Giovedì 10 agosto 2006

Abbiamo visitato insieme a Marco la cantina dell'Oltrepo sita a Godiasco, proprio al confine con il Piemonte.
Ad accoglierci Elena Mercandelli e suo marito Giovanni, che ci ha fatto da Cicerone in mezzo ai 30 ettari di vigne attualmente posseduti e gestiti, ed in cui si stavano ultimando i lavori di cimatura. I vigneti si caratterizzano prima di tutto per un'estrema varietà (non figlia delle ultime mode, ma per tradizione e spirito d'innovazione, basti dire che il Syrah qui è ormai coltivato da vent'anni).
Varietà sia a livello di tipologie (che porta la produzione di vino a più di venti etichette), sia come terreno, sempre collinare e che in alcuni casi risulta talmente magro da essere composto quasi unicamente da sassi e ciotoli.
Da sempre qui si pratica un'agricoltura biologica (ovvero da quando questo nome non era ancora stato inventato) con grande rispetto per la natura.
Non solo vigneti alla Fattoria Cabanon, ma anche uno splendido allevamento di cinghiali ed una distilleria con cui vengono prodotti diversi tipi di grappe.
Nella cantina essendo tante le tipologie di vino sono diverse le modalità di produzione e affinamento, dall'acciaio, alle vasche di cemento, alle barrique fino alle botti grandi.
Con tutte queste etichette e vitigni diversi ci saremmo aspettati una produzione con parecchi alti e bassi, invece il livello qualitativo di tutti i vini degustati è stato medio-alto, dimostrando la passione e la capacità di Elena e dl suo staff.
A dimostrazione che il lavoro duro nei campi e nella cantina possono dare sempre buoni frutti.
Da segnalare inoltre l'ottimo salame di cinghiale che si è legato benissimo (anche troppo visto che l'abbiamo spazzolato via) ai vini rossi…

Grandi Vini di Piccole cantine 2006 di Marco Pozzali e Federico Graziani

Cabanon Bonarda O.P. DOC. L’Oltrepò Pavese è simbolo di bollicine, e non sempre ci si riferisce a quelle di Spumanti. La parte più vicina a questa gente o alla quotidianità del consumo non può negare che la Bonarda è uno dei pilastri del mercato. Infatti, nonostante questo vino sia considerato di viticoltura non moderna, forse perché non ha quel frutto così spudorato e concentrato, certamente è più vicino alle tavole dei Lombardi di ogni giorno. Abbiamo quindi selezionato una delle migliori realtà di questa tipologia, dove un frutto ricco ma piuttosto neutro si sposa con la complicità magica delle bolle.Alla vista è di colore violaceo-cristallino, con una spuma cremosa che stuzzica l’occhio. Al naso ricorda piccoli frutti di bosco, freschi e maturi, che si alternano e vengono esaltati dal movimento creato dalle bollicine. In bocca è fresco e secco, l’effervescenza gratifica il palato e lo pulisce, mantenendo prolungata la sensazione di persistenza.

Per queste peculiarità, la Bonarda è sempre stata associata ai salumi, dei quali è la regina. Servitela fresca, ma non fredda, e la gradevolezza aumenterà. Vi consigliamo anche il Cabanon Piccolo Principe Vigna Collesino.

TIMES MAGAZINE – 10 April 2004

PRICEY BUT NICEY, by Mary Dowey

Cabanon Prunello Barbera, Oltrepò Pavese 2000. This is a terrifically stylish, well-judged wine. Heady aromas of maraschino cherries and marzipan pave the way for a smooth, concentrated, harmonious mouthful. This would be a treat with baked ham – or even cheese on toast. You can find it at Vaughan Johnson, Temple Bar, Corkscrew, Chatham St; Redmonds, Ranelagh; Bin No 9, Clonskeagh; Hogans, Rathfarnham; Baily, Howth; Red Island, Skerries; Grape Escape, Luan and others.

sette

Golosità: Il Piccolo Principe dei vini

Una bomba di vino. Il colore è rosso violaceo, profondo. Il profumo è ricco, caldo, fruttato con notte di ciliegia, lampone, prugna e di spezie. In bocca è concentrato, strutturato, complesso e alcolico , co un tocco di legno e persistenza aromatica. Un vino che si chiama Piccolo Principe, come il racconto di Saint Exupèery. E pensare che è un Barbera, per di più dell’Oltrpò Pavese. Ha una generosa gradazione alcolica (14°C!) e si sposa con arrosti e formaggi stagionati. Oltrepò Pavese Barbera Piccolo Principe, 1997, prodotto da Cabanon. Francesco Arrigoni.

Wine Report, Dicembre 2003

FATTORIA CABANON : UNA VOCE ORIGINALE IN OLTREPO’ di Franco Ziliani

E’ raro il caso, almeno per quanto mi riguarda, di aziende vinicole dell’Oltrepò Pavese che possano presentarsi all’attenzione di un consumatore non esclusivamente locale, forti non solo di un’offerta ampia e differenziata di prodotti, elemento peraltro comune a molte realtà vitivinicole oltrepadane, ma soprattutto di uno stile personale, di una capacità di caratterizzare fortemente i propri vini.

Una di queste rarissime realtà, a mio modo di vedere, è sicuramente l’azienda agricola vitivinicola che Giovanni Mercandelli, operando in un’area di proprietà della famiglia da inizio secolo, ha creato a partire dagli anni Settanta in località Cabanon di Godiasco.

L’azienda, Fattoria Cabanon, ampliata progressivamente sino a raggiungere l’attuale dimensione di 30 ettari vitati, posti su terreni calcareo-argillosi, molto ventilati, a 300 metri sul livello del mare, condotti con criteri moderni e innovativi, per una produzione che si aggira intorno alle 150 mila bottiglie, ha costituito e costituisce tuttora un unicum nel panorama vitivinicolo oltrepadano.

Lo è per la collocazione dei vigneti, posti in un’area nell'estremità occidentale dell'Oltrepò Pavese, al confine con il Vecchio Piemonte e con la provincia di Alessandria, per la scelta, maturata sin dall’inizio, con spirito pionieristico, di produrre secondo criteri biologici (Cabanon è iscritta all'Agri Eco Bio) senza mai far uso, in nessun tempo ed occasione, di fitofarmaci, diserbanti, sistemici o fungicidi, in ossequio ad una filosofia che salvaguardia la salute dell' uomo e l'equilibrio dell' ambiente in cui la famiglia vive e lavora, e per il tipo di vini prodotti.

In trent’anni di attività Giovanni Mercandelli ha cercato ostinatamente di mettere a punto tecniche di vinificazione nuove attraverso un mix calibrato fra la tradizione e le più moderne concezioni enologiche, sempre con l’obiettivo della miglior qualità e della genuinità del prodotto. Al suo fianco, fin da molto giovane, ha operato la figlia Elena, formatasi non solo alla scuola del padre, ma attraverso costanti corsi di formazione e viaggi all’estero.

Giovanni Mercandelli è recentemente mancato, lasciando ovviamente un grande vuoto, data la sua figura carismatica, nell’ambito dell’azienda e nelle persone che gli sono state più vicine.

Cabanon però, come ho avuto modo di verificare con grande piacere, nel corso di una recente visita in azienda, superato l’ovvio momento di grande difficoltà, dimostra, attraverso la ferma volontà della figlia Elena, di voler proseguire nel percorso tracciato da Mercandelli, e di voler anzi ribadire e rafforzare la propria identità di azienda vinicola dotata di un approccio originale alla viticoltura dell’area oltrepadana.

….E si assaggi il Cabanon blanc 2002 da uve Sauvignon, sapido, minerale, dotato di una vena acida bellissima che ritroviamo intatta e sorprendentemente calibrata e viva in una bottiglia annata 1996, stappata non tanto per sfida, ma con la convinzione di mostrare un vino ancora in perfetta forma, con un bouquet giocato su marzapane, mandorla, sambuco e note di pierre à fusil alla maniera di un Pouilly-Fumé o di un Sancerre, per convincersi che Cabanon costituisce un esempio, assolutamente personale, che deve rimanere unico ed inimitabile, di un modo di fare vino, in questo angolo di Oltrepò, che sfugge, se Dio vuole, alle regole e al tran tran della viticoltura di questa bellissima regione. Quanti altri bianchi oltrepadani possono vantare una simile nitidezza d’esecuzione, una tale purezza d’espressione e linearità ?

Se si aggiunge poi che buona parte dei vini possono contare su un rapporto prezzo – qualità molto valido e che i protagonisti dell’azienda, nella loro originalità e diversità dai cliché del moderno produttore, rampante, mediatico e furbo, sono persone autentiche, prima che produttori veri, dotati di valori solidi di riferimento e di un loro genuino sentire, non si può non concludere che una visita nella cantina posta in località Cabanon di Godiasco vale sicuramente la pena e che i vini di questa realtà vadano attentamente presi in considerazione. In tempi di standardizzazione e di omologazione, sia lode all’apparente “stravaganza” e alla benedetta originalità di questa azienda agricola e dei suoi artefici !

FRANCIA INTERNATIONAL VINTAGE – NOV 2002

Prunello. Oltrepo Pavese 1998. Barbera. Fattoria Cabanon

Italie. Appellation lombardie – oltrepo pavese. Cèpage barbera. ?ge moyen des vignes de 25 ans à 30 ans. Sous-sol argilo-calcaire. Vendanges manuelles – mi-tardives en fin octobre. Rendement moyen: 40 hl/ha. Vinification tradionnelle avec ègrappage. Èlevage en fûts de ch?ne slovènes de 250 l. Vinificateur: Elena Mercandelli. Prix èstimè à ce jour: de 14 euros a 15 euros TTC. Se marie avec des ravioles d’agneau et d’orties sur un lit de roquette et de purèe de tomates fraiches. ? carafer 30 minute avant de server à 17°C.

Rouge grenat, pourpre èclatant. Le ne zest enivrant, marquee par des senteurs de figues, de cannelle, de caramel et de brou de noix. L’attaque est suave, extrêmement fine fruitèe: les tannins tapissent la bouche avec beaucoup d’èlègance et de precision. La finale est tonique et pure.

L’ensemble des vins de la propriete est r’èalisè en biodynamie, ce vin nous a semvlè reprèsenter l’èlègance et la finesse des grands vins de l’Italie du Nord.

AIS Lombardoa, Aprile 2002

Biologico, biodinamico o… transgenico? Di Silvano Delfuoco.
Anche la Lombardia comincia a far notizia nel mondo del vino biologico. Tra i migliori rossi Doc dell’anno segnalati dalla puntuale “Guida ai vini biologici d’Italia” 2002 di Antonio Attorre edita da Tecniche Nuove, c’è un vino dell’Oltrepò Pavese: IL PICCOLO PRINCIPE 1998 della Fattoria Cabanon di Godiasco, ottenuto da uve Barbera coltivate nella più vecchia vigna della proprietà.

Civilta' del bere, Aprile 2002 di Gigi De Santis

Io e il vino: Valeria Marini “Bevo soltanto vino rosso”

Quale? Ci pensa Vittorio

Valeria intervistata dal comico spezzino Dario Vergassola durante la trasmissione Rai: “Io amo i rossi, mi piacciono i vini un po’ fruttati, si dice così? L’altra sera ne ho bevuto uno; ti pregherei di descriverlo, adoro il vino, ma solo durante i pasti, mai in altre occasioni”
Al ristorante, come scegli il vino? “ci pensa Vittorio che conosce bene i miei gusti…

Dovresti dirmi di quel vino rosso del “Four Seasons” di Milano.

“ Si, il suo nome lo ricordo bene è Cuore, proprio cosi ( si porta la mano sul petto), Cuore, che bel nome…”

È talmente bello che non lo conosciamo e suscita curiosità in tutti. Il problema si risolve con telefonata a Patrizio Cipollini, general manager del grande albergo milanese, che gentilmente conferma la presenza in carta di un rosso Cuoredivino, uvaggio barbera, Bonarda Pinot nero prodotto dalla Cabanon a Godiasco (PV). Cippolini ci precisa molto correttamente che questo vino è in carta anche da Peck, due presenze in tutta Milano.

Panorama, maggio 2001, di Roberto Rossi

 

Comunque, a meno di non volersi svenare, non è necessario andare lontano: per esempio, per un Syrah da urlo, grazie alla Cabanon ci si può fermare in Oltrepò Pavese senza volare fino Australia.

Syra’s di Fattoria Cabanon: Inaspettato gioiello della viticoltura biologica: di estrema piacevolezza e consistenza.

GIAPPONE WINE – 1999: FATTORIA CABANON

Questa fattoria dove si produce un ottimo vino è posizionata vicino a Milano nell’Oltrepò pavese.

I questo posto si produce una piccola quantità di vino ma di una qualità eccellente. I vini della Fattoria Cabanon si possono trovare presso i Ristoranti più importanti e famosi, tipo il “Four Seasons”, “Peck” e “Armandola” di via della Spiga di Milano.

Il proprietario Giovanni Mercandelli, attua un’agricoltura di tipo “biologica” e quindi non è mai stato fatto uso, in nessuna occasione, di fitofarmaci, diserbanti, sistemici o antibotrtici, in ossequio ad una filosofia che salvaguarda la salute dell’uomo e l’equilibrio dell’ambiente.

Il proprietario è una persona estremamente simpatica, il quale sta per trasferire la proprietà dell’azienda Fattoria Cabanon, alla figlia, Elena Mercandelli, enotecnica dell’azienda.

Alcuni vini prodotti in azienda sono, il Pinot Grigio, Barbera, e Bonarda dell’oltrepò, ma il più importante è sicuramente il “Cuore divino”, che secondo uno studio del Prof. Masquelier, mezzo litro di vino al giorno può prevenire dal rischio di infarto al miocardio e dall’arteriosclerosi. E’ un vino di grande stoffa, dal profumo intenso e complesso e dal sapore ampio e deciso. Un grande rosso da tutto pasto, dal perfetto equilibrio e dal carattere unico.

IL POPOLO dell’Oltrepo', 10 maggio 1998

Cabanon in vetta alla Lombardia vitivinicola

È godiachese una delle aziende vitivinicole più genuine e innovative d’Italia. Lo ha decretato nientemeno che il Ministero dell’Agricoltura che nell’ambito del Vinitaly, la tradizione fiera in programma ogni anno ad aprire in quel di Verona, ha premiato con il prestigioso premio “Gran Medaglia di Cangrande” l’azienda Cabanon di Giovanni Mercandelli.

La motivazione addotta dalla commissione è un climax di riconoscimenti all’impegno profuso in tanti anni di attività nel rispetto rigoroso di una strategia fondata sulla qualità: “Per determinante contributo allo sviluppo della viticoltura e alla valorizzazione dell’enologia italiana”.

Un premio ad una precisa strategia adottata nel corso degli anni che, in Lombardia, solo Cabanon ha ricevuto: “È stata una nostra scelta specifica quella di basare la produzione del vino di sistemi biologici assolutamente naturali che cercano di esaltare anche l’aspetto salutare, non considerandolo una semplice bevanda da accompagnare ad un’occasione conviviale o ad una festa tra amici , ma una rigogliosa essenza di più componenti dal forte valore nutrizionale tanto da rappresentare uno strumento di prevenzione scientificamente accettato anche sul fronte salutistico”. Tanto buono e salubre che, agli inizi di giugno, proprio un rappresentante della famiglia (Elena Mercandelli) è stata invitata ad un simposio ufficiale, presso la rinomata sede a Siena dell’Enoteca Italiana, per discutere di quanto positivo sia per la salute bere vino in giusta quantità.

La Provincia Pavese, 18 maggio 1996

Il vino al femminile “Donne in carriera” anche in cantina

 …” La figura più genuina tra le donne in viticoltura è quella di Elena Mercandelli, titolare della Fattoria Cabanon di Godiasco, tecnica esperta del vino, 32 anni, è infaticabile lavoratrice nella vigna e in cantina. Il suo obbietivo: non puntare alla quantità, ma alla qualità della produzione. Per questo Elena si aggiorna continuamente attraverso corsi di laboratorio o di cantina che tutti gli anni effettua a Trento o a Bordeaux. La sua soddisfazione è di possedere una delle pochissime aziende in Italia iscritte all’Associazione biologica italiana, severissima sui requisiti di “purezza” dei prodotti delle aziende che ne fanno parte. E quei cespugli di rose che sono piantate in testa ad ogni filare in tutti i suoi vigneti sono proprio la prova della coltivazione biologica. Le rose sono in fatti i migliori indicatori delle malattie della vite”.

Il Corriere dello Sport mercoledi 26 Luglio 1995

Anatomia del Divino: Overo, ecco Robi Baggio
Noi proviamo a rispondere, introducendovi a una maggiore (e migliore) conoscenza del Divino attraverso i soli istrumenti che pratichiamo ; le informazioni e le curiosità raccolte in anni di frequentazioni codinica. La passione per le anatre vive e le rane fritte e il vino Cabanon l’infernot dell’Oltrepo…
La bibita di Robi Baggio: Vino rosso dell’Oltrepo ( “Sensazioni, e Infernot della Cabanon di Mercandelli, ma solo durante i pasti.

Il Sole 24 Ore 25 luglio 1994

Outsider rari da uve uniche
Tra i vini outsider di alto livello, ci sono quelli dell’azienda Cabanon: un Pinot grigio di grande personalità, il Riesling Renano gustoso e fragrante e il Cabanon blanc, un sauvignon degno di attenzione.
L’azienda di Godiasco ha una produzione ricca di vini bianchi e rossi, ma purtroppo ridotta nelle quantità; non è facile infatti trovarne in circolazione.
Il livello raggiunto dall’azienda è frutto di un grosso lavoro fatto dalla famiglia Mercandelli; il padre commerciante di liquori è ormai intento a occuparsi a tempo pieno di vini, la figlia Elena, giovane enotecnica, della cantina. I Mercandelli hanno dunque fatto una scelta, quella della qualità, hanno deciso di coltivare i vigneti biologicamente e di produrre il vino solo con le loro uve.
Sia rossi o bianchi, i prodotti Cabanon ormai sono una sicurezza. Anche il Pinot grigio e il Cabanon blanc sono sempre eccellenti bianchi della casa, ma le nostre preferenze vanno al Riesling renano, poiché presenta una stupenda fragranza e sentori di frutta. Sapido, ricco, sorprende anche con un sapore leggermente speziato e gradevolissimo.

Il Sole 24 Ore 1 Marzo 1992,

di Davide Paolini

La hit parade ignora le enodelicatessen venute dall’Oltrepo
Il mondo del vino è come quello della canzone: bisogna imparare ad ascoltare o bere questi outsider quando il mondo della ristorazione o quello della canzone continuano a proporci solo e sempre i big.

Negli ultimi tempi, grazie a Marco Garfagnini dell’Oca Bianca di Viareggio che dispone di una delle migliori cantine d’Italia, ho potuto scoprire una serie di vini outsider di grandissimo livello. Durante l’estate con i piatti di Franco dell’Oca Bianca ho apprezzato i vini bianchi dell’azienda Cabanon: un Pinot grigio di indubbia personalità, il Riesling Renano gustoso e fragrante, il Cabanon Blanc, uve sauvignon degno di attenzione.

Devo subito precisare che l’azienda Cabanon non è in Friuli, bensì nell’Oltrepò che confina con il Piemonte. Questa vicinanza spiega assai bene altri due prodotti di questa azienda di Godiasco (PV): la Barbera e il Dolcetto che viene etichettato come “Sensazioni”. Per quanto riguarda la Barbera siamo a vertici molto alti di qualità.

Una produzione ricca di prodotti, ma ridotta nelle quantità. Non è facile infatti trovarne in circolazione. Il livello raggiunto dall’azienda è frutto di un grosso lavoro fatto dalla famiglia Mercandelli; il padre commerciante di liquori, ormai intento a occuparsi a tempo pieno di vini, la figlia Elena, enotecnica in cantina.

I Mercandelli hanno scelto la qualità: la campagna come sede, l’orto, il maile, le galline e il vino. Hanno altresì scelto di coltivare biologicamente i vigneti e di produrre il vino con le loro uve. Se la domanda crescente dei loro prodotti non li farà cambiare, sicuramente i loro vini si affermeranno nel tempo per la qualità.

L’ultimo prodotto originale di casa Mercandelli porta un nome pieno di significati: “Cuore”. È un rosso Oltrepò con aggiunta di Cabernet. Il “Cuore” è un grande rosso, così come il rosso Infernot, ottenuto con uva barbera e croatina.

EUROPEO /17 Novembre 1989

RAGAZZA PRODIGIO. Elena Mercandelli con il padre.
di Francesco Arrigoni

… a completare il quadro dei paladini dell’oltrepò, l’azienda Cabanon di Godiasco, al limite della zona doc, in valle Staffora. L’azienda è riuscita a dimostrare che con una limitata resa per ettaro, anche i vitgni più modesti possono dare risultati strepitosi. Deus ex machina della Cabanon è Elena Mercandelli, giovanissima enotecnica, figlia del titolare. È merito suo se l’oltrepò ha finalmente un Pinot Grigio pieno, di grande persistenza, un vino che al primo assaggio potrebbe essere scambiato per uno dei migliori prodotti friulani. Interessante anche l’Infernot, un rosso di carattere e generoso, in grado di affrontare senza problemi il più lungo degli invecchiamenti. Elena è anche l’autrice del primo Sauvignon made in Oltrepò, tipico e pieno come vuole il vitigno. Un vino destinato a fare scalpore.

L’UNITA’ /14 lUGLIO 1988

Al sapor di vino

Un altro alchimista sui colli di Godiasco, di Enrico Lotti
… Al tempo dei Malaspina, l’alta valle Staffora produceva Barbera e Dolcetto. Coi secoli, vigneti e contadini sono scesi verso la pianura: Broni e Stradella sono diventati grossi centri vinicoli, il “cuore dellOltrpò pavese. Le antiche vigne della valle Staffora (l’etimo starebbe per “grappolo d’uva”) sono state cancellate dal bosco. Le grandi cantine della zona inondano i mercati di Barbera e Cortese. Ma Giovanni Mercandelli e la figlia Elena, agronoma e enocultrice, scuotono la testa. Il Cabanon ha imboccato da oltre 15 anni a questa parte la strada della qualità: per prima cosa, ha rinunciato all’uso dei diserbanti e dei concimi chimici. La scelta è stata premiata dai risultati: le sue Bonarde, i suoi Riesling e i Pinot conservano splendidi profumi, e sono ormai richiesti da una clientela affezionata di enologi e ristoratori. Da anni, le bottiglie dei Mercandelli migrano dalla valle Staffora e vengono accolte a braccia aperte a Montpellier, a Montecarlo; a Milano i vini del Cabanon rappresentano da anni l’Oltrepò nelle gloriose vetrine di Peck….

BURT LANCASTER IL FAMOSO ATTORE AMERICANO PIACE IL CUORE DIVINO E NE ORDINO' UN BEL NUMERO DI CARTONI

Gennaio 1992,

Carissima Elena & Famiglia Mercandelli,

Mia moglie ed io desideriamo esprimere il più sincero Grazie per la deliziosa e accurata selezione di vini che ci avete inviato con gradito pensiero. Il vostro vino ha arricchito la nostra tavola. L’abbiamo trovato elegante e complesso nei profumi e di grande equilibrio gustativo.

Ammiriamo il vostro amore e dedizione per le vigne e i vostri sacrifici per produrre il miglior vino possibile.

Brindiamo con voi Inviando i migliori auguri per il futuro e ringraziamo per il dono meraviglioso.

Cordialmente: Burt & Susie Lancaster

 

Octobre 1993,

Carissima Sig.na Elena Mercandelli e famiglia,

Le scriviamo ancora una volta per farle sapere quanto stiamo apprezzando i vostri vini estremamente speciali.

Ogni bottiglia del suo vino pregiato, è stata come velluto che abbiamo servito hai nostri amici con grande onore.

Grazie ancora per il Suo meraviglioso regalo frutto del vostro impegno. Cordialmente , Burt & Susie Lancaster

I COLORI SEPPIATI DELLA STORIA

La storia di Cabanon, nome rinomato tra gli amanti del vino d’Oltrepò, d’Italia, del mondo, è raccontata sulle pareti della casa, in ogni angolo, sulle mensole e sui mobili. Ovunque vi attendono testimonianze di un passato che, passo dopo passo, filare dopo filare, bicchiere dopo bicchiere, ha contribuito al presente fulgido di questa realtà produttiva che tiene alta, ovunque, la bandiera del territorio. Sono fotografie che ripropongono in color seppia, la famiglia dei bisnonni di Elena, attuale proprietaria e anima dell’azienda, davanti alla loro osteria, nel centro di Godiasco oltre cent’anni fa, o Elena stessa, nel vigneto con l’amato papà, o momenti di vendemmia, vedute dall’alto della casa e della tenuta. Sono ritagli del giornale che raccontano di incontri con giornalisti del settore, citazioni su prestigiose riviste, valutazioni e commenti. Sono anche pergamene che riportano i premi ottenuti dai diverso vini in molti concorsi enologici d’Europa e del mondo. E poi sono le bottiglie. Ben ventidue etichette, ognuna con la sua specificità, campeggiano su un vecchio mobile di famiglia, a narare come l’impegno crescente può trasformare le realtà da piccole in grandi. La tradizione vitivinicola di Cabanon trae origini nel lontano 1909, quando, sul podere della bisnonna di Elena, nella bassa valle Staffora, si coltivava per produrre vino buono da offrire agli avventori dell’osteria in Godiasco. La Fattoria Cabanon nascerà, di fatto, dal cuore, dall’intuito e dalla passione di Giovanni Mercandelli, papà di Elena, che fece sorgere sui terreni di famiglia questa realtà a cui dette, fin dagli albori, basi molto solide improntate ad una filosofia produttiva seria e lungimirante. Molto si deve, quindi, alle felici intuizioni di Giovanni che l’hanno sempre portato a precorrere i tempi, ad arrivare laddove gli altri sarebbero arrivati un po’ dopo. Pioniero nell’importare viti non autoctone, aveva anticipato di almeno quindici anni gli impianti di Cabernet Sauvignon, Sauvignon Blanc, Syrah, Merlot, vitigni che, grazie alla duttilità del terreno, si sono acclimatati benissimo…